giovedì 20 febbraio 2014

MMD FW 2014 -'15 (capitolo 12), Giorno 1, focus on Simonetta Ravizza

Premesso che la pelliccia è da considerarsi il paraffo della firma Simonetta Ravizza e che personalmente quando si parla di pellicce preferisco la versione eco, voglio specificare che non sono qui per fare polemica ma semplicemente per parlare della collezione che mi ha colpito di più in questo primo giorno di Fashion Week!


La prima curiosità ardente che viene appagata in modo egregio è scoprire la palette di toni scuri scelta per quest'inverno, sono colori materici caldi e profondi ispirati all'arte di Rothko, pittore espressionista astratto, considerato il precursore dei pittori Color Field.




I colori della collezione vengono equilibrati dalle stampe animalier ed elementi sorpresa quali tecnica cut-out, fantasie interne alle pellicce ed elementi patchwork.


La donna Simonetta Ravizza è determinata e audace nell'imporsi, gioca con le forme maschili e ama i capi oversize, la collezione ha l'intento di vestire le donne nella loro quotidianità con eleganza e consapevolezza.


A completare il total look è la capsule collection di borse e cappelli relaizzata grazie alla collaborazione con Cambiaghi.

lunedì 17 febbraio 2014

photoshooting experience (appendice 1)

in questa prima appendice posterò alcuni scatti che ho fatto in qualità di "modella" amatoriale (consentitemi il termine, e con tutto il rispetto per chi fa questo di mestiere), con questo primo progetto, nato con la collaborazione di un amico fotografo e una grande amica personal stylist e amante di make up che mi cura l'aspetto del trucco e delle acconciature e con cui decidiamo cosa indossare a seconda del tema deciso, abbiamo deciso di iniziare, per divertimento ma con molta serietà, una serie di shooting che si evolveranno da scatti in interno a location esterne sempre ricercate con cura a seconda del tema prefisso.

in ogni appendice posterò alcuni degli scatti corredati da descrizione.


Morning, coffee or tea?



Questo è stato il primo progetto e probabilmente quello a cui sono più affezionata per l'atmosfera di casa riscaldata da maglioni di lana ampi e una tazza di tea caldo tra le mani, capelli un po' arruffati e trucco dark.

Location è casa di Barbara (sylist consultant - make up/hair style) scelta per l'arredamento minimal e la luce proveniente da un'ampia finestra!

09.12.2012
Model: Carolina
Stylist consultant - make up/hair style: Barbara Bellini
Photographer: Roberto Busani
camera Nikon 5100
(lente 50mm)
luci naturali, flash remoti e softbox
Postproduction in Photoshop CS5
luogo: Parma


(...input)


Photos:

 

link utili:
Barbara Bellini style consultant: https://www.facebook.com/lushlook.bellinibarbara?fref=ts 




lunedì 14 ottobre 2013

Memory, Wedding Date and Dress Code (capitolo 11)


Accadde che il nonno vide mia nonna passeggiare per strada e decise di volerla conoscere, la prima volta che le scrisse era il 12 Gennaio 1948, iniziando la lettera con queste parole: “Prima un’occhiata alla firma!” (perché lei capisse chi le stava scrivendo facendo il primo passo) e a termine della lettera scrisse: “A lei adesso. Mi fermi o mi dia una mano per salire altri gradini…”. 
Questa lettera fu consegnata a mia nonna tramite un cugino del nonno e la risposta fu sicuramente positiva poiché in seguito ci fu uno scambio di messaggi e poi un incontro di brevissimi minuti grazie alla complicità di alcuni cugini. I miei nonni si sposarono il 30 Aprile del 1949.


La storia del matrimonio è altrettanto singolare; i miei nonni nacquero in un paesino della Calabria, Cirò Marina, al momento di convolare a nozze sorse un problema: mio nonno, socialista e anticlericale convinto, non avrebbe mai acconsentito ad un matrimonio nella chiesa del paese sotto gli occhi di tutti,  e d’altra parte la mia bisnonna, la mamma della mia nonna, non avrebbe mai accettato di dare la figlia in moglie a “quel negro” (consentitemi il termine, mio nonno era molto più scuro di carnagione a causa degli anni di prigionia in Africa durante la guerra) se non in chiesa. 

Fu così che si sposarono al santuario della madonna di Pompei, lontano da occhi indiscreti. Esiste sono una foto di quel matrimonio in cui oltre alla mia bisnonna erano presenti la mia prozia, sorella di mia nonna e il mio prozio Libero, fratellastro di mio nonno. Arrivati al santuario spiegarono la situazione al prete che fu così tollerante da sposarli comunque, probabilmente non gli fece fare neanche la comunione mentre è sicuro che mio nonno ottenne di non confessarsi, poiché proprio non avrebbe potuto sopportarlo.
Il viaggio di nozze lo fecero a Napoli e a Roma, un viaggio di nozze molto breve in realtà perché la mia nonna aveva un sacco di fisime, e non si sa quanti malanni si fece venire fino a che mio nonno non si convinse a tornare immediatamente a casa; a settembre la nonna rimase incinta di mio zio, ebbero in totale 7 figli, 2 maschi, 5 femmine e un sacco di nipoti!

Mia nonna non si sposò con l’abito bianco, non importava, per le mie zie e cugine fu lo stesso, le uniche due che scelsero l’abito avorio/bianco (mia zia Giovanna e mia cugina Caterina) indossavano lo specchio dei loro caratteri.

A luglio dell’anno prossimo si sposerà un’altra mia cugina, a questo proposito, curiosando online tra foto di diversi matrimoni ho scorso molte imprecisioni dovute alla mala informazione sul dress code riferito a questo particolare evento.

Se vogliamo partire dalle basi, mai e ripeto mai abito nero, soprattutto se la cerimonia è di mattina, e mai abito bianco per le signore, a meno che non sia richiesto, e nel caso abbiate premura di utilizzare accessori colorati.
Se si partecipa ad un matrimonio in cui la tradizione fa da padrone, optate per coordinare borsa e scarpe, in caso contrario potete spezzare anche osando con il colore.

Se la cerimonia è al mattino, evitate accessori sparkling e adottate toni pastello o tenui per l’abbigliamento, sono consigliate le medie lunghezze per gli abiti.


Nel caso in cui la cerimonia sia nel tardo pomeriggio e il ricevimento all’ora di cena si può osare con le lunghezze mentre i colori consigliati sono quelli del tramonto da far brillare con gli accessori, ricordando sempre di non oscurare la sposa.


Signori uomini, se indossate giacche a 3 bottoni tenetele slacciate, eviterete di sembrare dei funzionari delle pompe funebri, inoltre attenzione ai particolari dell’abito, senza dimenticare i calzini!


giovedì 19 settembre 2013

Tia Cibani - Messico e nuvole (capitolo 10)


backstage (picture from Tia Cibani official facebook)

Tia Cibani, stilista emergente, alla sua terza sfilata nella New York fashion week, ci porta attraverso le atmosfere del Messico, riscoprendo i colori dei mosaici e le silhouette che strizzano l’occhio agli anni ’40 mantenendo le forme svasate e l’innata eleganza.


La ricercatezza del taglio e le linee asimmetriche plasmano forme organiche, le cui tinte sgargianti si mescolano con l’arte e l’artigianalità con un incantevole omaggio a Frida Kahlo e le sue acconciature variopinte.

Sono rimasta semplicemnte estasiata da questa collezione, che attinge dal passato senza pretese, con delicatezza, freschezza e fascino avvalendosi di una melodia inconfondibile in chiusura.


Trovate video della sfilata e press release sul sito officiale:






lunedì 16 settembre 2013

Delpozo - New York fashion week (capitolo 9)


Sono rimasta terribilmente affascinata da questo brand spagnolo e dall'atmosfera sognante ed elegantemente retrò creata dal direttore creativo Joseph Font.

Meravigliosi volumi dominano la collezione che prende come spunto creativo i ritratti delle donne di Jean-Baptiste-Camille Corot, pittore francese.
La purezza del colore amplifica la forza delle linee e la drammaticità dei volumi sfocia così nel romantico, avvalendosi di morbidezze e scolli generosi.

    Giovane donna (1845)                                                  La zingara (1865)

                                          Donna con mandolino (1828)

                                          Agostina (1866)

                                          Studio (1860)

                                          Lettura interrotta (1870)

                                          Ragazza Greca (1870)

venerdì 23 agosto 2013

Le strisce del mare (capitolo 8)


breve excursus sul significato nascosto della moda rigata

La storia della rigatura marinara nasce dall'incontro tra il mondo della teleria nautica e la striatura dell'abbigliamento tipico dei marinai, ovvero la maglia rigata, indumento intimo che teneva caldo, il cui tessuto intrecciato appartiene appunto alla famiglia della maglieria.
Per comprendere appieno questa associazione, dovete considerare il fatto che la riga dei marinai ha attraversato secoli e oceani e così facendo, nell'immaginario collettivo, si è fatto largo lo stereotipo del marinaio vestito a righe.




Durante i secoli XIX e XX la rigatura nautica si trasforma progressivamente nella rigatura cosiddetta "da spiaggia" o da "tempo libero".

Il riscatto della stoffa del diavolo dai suoi infami significati, che analizzerò più avanti, si realizza grazie all’uso che ne farà la classe agiata recandosi al mare per respirare aria buona e fare attività fisica; le righe, nelle tonalità pastello spesso associate al bianco, colore della pulizia e dell'igiene, iniziano a disegnare così l’abbigliamento da spiaggia che nel corso degli anni pervaderà i costumi da bagno, i tessuti delle sdraio e l'abbigliamento estivo infantile, fino a divenire il simbolo delle vacanza e dell'estate.

L'utilizzo frenetico della fantasia del rigato ha cancellato via via dalla memoria il suo vero significato simbolico, cosa nasconde quindi questa usatissima fantasia, nelle pieghe del suo passato?
In epoche remote, chi indossava le righe erano gli esclusi:  ebrei, carcerati, prima ancora le prostitute e ancor prima i giullari di corte.
Nel medioevo infatti, i tessuti rigati assumono carattere dispregiativo, infamante fino ad essere considerati persino diabolici; verranno in seguito emanate vere e proprie leggi che determineranno quali categorie di esclusi dovessero indossare abiti rigati per non passare inosservati agli occhi degli onesti cittadini; molto forte è infatti il legame tra le righe orizzontali della divisa del detenuto e quelle verticali delle sbarre della prigione.




Determinanti nella simbologia della rigatura sono anche il colore e la dimensione: il colore tenue associato al bianco è infatti sinonimo di pulizia mentre la dimensione stretta e discreta del rigato assume valenza di rettitudine e moralità, al contrario di quella larga e vistosa, specifica segnaletica del malvivente.


Tra la riga e l'arte troviamo anche un richiamo a Van Gogh: se pensiamo allo stretto legame tra il buffone di corte e il folle, e ancora tra il folle e il forsennato, appare il "pazzo" Van Gogh che tra arte e follia dipingeva a pennellate, simili a piccole righe una affianco all'altra; righe pure, che non fermano lo sguardo, che illuminano e oscurano, turbano la mente, confondono i sensi. Troppe righe alla fine fanno impazzire!




Osez le chic des rayaures.
Osate lo chic delle righe.

Osare, sembra proprio il verbo adatto a questa fantasia: per vestirsi di righe bisogna superare pudori e tabù, sovvertire ogni codice sociale, ma per chi osa c'è l'accesso allo Chic!